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Una SOPA anche per l’Italia

23 gennaio 2012

Nelle scorse settimane si è combattuta nella Web Sfera USA, un’aspra battaglia, i cui echi si sono avvertiti in tutto il mondo, un’aspra battaglia per fermare due proposte di legge, il progetto SOPA (Stop Online Piracy Act) e la proposta PIPA (PROTECT IP Act), schierati su fronti opposti due gruppi che sono stati indicati dai giornali degli Stati Uniti come le due Hollywood, avendo molte delle loro sedi in California, a Silicon Valley oppure nella vera e propria Hollywood, da un lato eminenti corporation della Musica e del mondo dei mass media, fra i quali è spiccato per virulenza di attacchi il magnate dei media Murdoch, dall’altro una vera e propria Santa Alleanza di gruppi piccoli e grandi che faceva capo a Wikipedia, Google ed al grande sito Reddit, ed alla community dell’Open Source riunita attorno a Mozilla, tutti uniti in un perentorio rifiuto delle due proposte di legge, che avrebbero imposto pesanti vincoli all’attività dei provider e dei siti costringendoli a diventare veri e propri sceriffi dei contenuti che veicolavano, guardiani per conto e nell’esclusivo interesse delle Major, modificando completamente le regole pur rigorose dell’attuale disciplina americana, consentendo alle diverse compagnie di poter intervenire anche per un solo contentuto, su qualunque sito del mondo ovunque si trovasse. Il momento più pesante dello scontro è avvenuto con la decisione di Wikipedia, la notissima enciclopedia online di dar vita ad un pesante sciopero.

Di fronte al successo dello strike di Wikipedia ed alla possibilità di altre e più clamorose azioni, i senatori USA hanno deciso di tornare sui propri passi una debacle autentica che però non deve essere stata ben recepita a livello dei mass media italiani, perchè mentre negli Stati Uniti ben 8 senatori ritiravano le loro firme ai progeti di legge, che finivano su dei binari morti, nel nostro paese, nelle commissioni del nostro parlamento, si è registrata la presentazione di un emendamento alla normativa, che, attraverso una piccola aggiunta di parole, finirebbe per dar vita ad una sorta di SOPA ITALICA pericolosissima per le sorti del Web del nostro paese.

Riprendiamo una nota scritta dall’avvocato Guido Scorza esperto di tematiche di diritto del Web sulle pagine della rivista Wired

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Mentre a seguito dello sciopero dei giganti del Web il fronte dei sostenitori del Sopa – il disegno di legge anti-internet in discussione nel Congresso Usa – inizia a frantumarsi e perdere pezzi e consenso, in Italia, un’analoga iniziativa legislativa, ha appena ottenuto [n.d.r. ieri] il via libera della Commissione Politiche Comunitarie, divenendo la più attuale e pericolosa minaccia alla libertà di parola online ed allo sviluppo dell’e-commerce.

L’iniziativa in questione è rappresentata dall’emendamento presentato al testo della Legge Comunitaria 2011 , dall’On. Fava.

L’emendamento che ricalca sostanzialmente, il disegno di legge anti-web presentato dallo stesso Parlamentare nei mesi scorsi, al netto – e per fortuna – di alcune folli previsioni attraverso le quali si sarebbero voluti obbligare tutti gli internet service providers a dotarsi di costosi, inutili e liberticidi dispositivi di filtraggio dei contenuti stabilisce, in buona sostanza, che l’obbligo di qualsivoglia fornitore di servizi di hosting di procedere alla rimozione di un contenuto scatti anziché a seguito del provvedimento della competente Autorità, a seguito di una qualsiasi segnalazione da parte di un qualsiasi “soggetto interessato”.

Ma c’è di più perché l’On. Fava pretenderebbe che analogo obbligo di rimozione toccasse a tutti i fornitori di hosting anche per il semplice fatto di essere stati, precedentemente informati “dai titolari dei diritti violati dall’attività o dall’informazione, anche in relazione ad attività o a informazioni illecite precedentemente memorizzate dal prestatore a richiesta dello stesso o di altri destinatari del servizio”.

Come dire che se un fornitore di hosting viene informato che un determinato utente ha pubblicato uno spezzone di un video del grande fratello in violazione – anche solo presunta – dei diritti di RTI, esso è tenuto a procedere alla rimozione di ogni analogo contenuto, anche se pubblicato da un altro utente.

Non è difficile capire chi ha armato – anche se solo con la penna – la mano dell’Onorevole Fava.

Il contenuto dell’emendamento fa, a dir poco, rabbrividire – sotto un profilo giuridico, economico e sociale – almeno quanto le disposizioni contenute nel Sopa.

La sintesi aiuta a capirne la portata: si sta, per un verso, ipotizzando di privatizzare la giustizia consentendo a chiunque di ottenere la rimozione di un contenuto dallo spazio pubblico telematico senza neppure passare da un Giudice, semplicemente minacciando un fornitore di hosting di un’eventuale azione di responsabilità e, per altro verso, si sta subdolamente, cercando di porre a carico dei fornitori di hosting un obbligo di sorveglianza in relazione ai contenuti pubblicati dagli utenti, trasformandoli in sceriffi della Rete, ruolo che non gli compete e che – come, ormai, universalmente accettato in ambito europeo – è bene non abbiano.

Si tratta, probabilmente, della più aggressiva e pericolosa forma di censura al web sin qui registrata in Italia.

Come se non bastasse, peraltro, con lo stesso emendamento – esattamente come ipotizzato nell’ambito del Sopa – si propone di considerare responsabili delle violazioni di volta in volta registrate anche i fornitori di servizi “che mettano a disposizione del destinatario … strumenti o servizi ulteriori, in particolare di carattere organizzativo o promozionale, ovvero adotta modalità di presentazione delle informazioni non necessarie ai fini dell’espletamento dei servizi oggetto del presente decreto, che sono idonei ad agevolare o a promuovere la messa in commercio di prodotti o di servizi a opera del destinatario del servizio”.

Dispiace e sorprende che un emendamento tanto anti-europeo, contro la Rete e nemico giurato del commercio elettronico, abbia ottenuto il via libera proprio da parte della Commissione sulle politiche comunitarie e che il Ministro per gli affari europei Enzo MOAVERO MILANESI , abbia espresso anch’esso parere favorevole, limitandosi ad osservare come l’emendamento in questione “affronti un tema – quello del commercio elettronico – di particolare delicatezza, che incontra sensibilità diverse e che avrebbe meritato di essere affrontato in uno specifico provvedimento”.

Potete leggere il resto dell’articolo sulle pagine di Wired

Fonte Consultata:

Punto Informatico 1
Punto Informatico 2
Wired

From → Vita Civile

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