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Venivamo Tutte Per Mare ( The Buddha in the Attic)

15 gennaio 2012

Sulla nave eravamo quasi tutte vergini. Avevamo i capelli lunghi e neri e i piedi piatti e larghi, e non eravamo molto alte. Alcune di noi erano cresciute solo a pappa di riso e avevano le gambe un po’ storte, e alcune di noi avevano appena quattordici anni ed erano ancora bambine. Alcune di noi venivano dalla città e portavano abiti cittadini all’ultima moda, ma molte di più venivano dalla campagna, e sulla nave portavano gli stessi vecchi kimono che avevano portato per anni – indumenti sbiaditi smessi dalle nostre sorelle, rammendati e tinti più volte. Alcune di noi venivano dalle montagne e non avevano mai visto il mare, tranne che in fotografia,e alcune di noi erano figlie di pescatori che conoscevano il mare da sempre. Forse il mare ci aveva portato via un fratello, un padre o un fidanzato, o forse un triste mattino una persona cara si era buttata in acqua e si era allontanata a nuoto, e adesso anche per noi era arrivato il momento di voltare pagina.Sulla nave

Questo è l’incipit di Venivamo Tutte dal Mare bel volume di Julie Otsuka ( ex pittrice ed già autrice di When the Emperor Was Divine, ( Quando l’Imperatore era Divino) storia di un Giapponese internato nei campi USA negli anni 40 di cui questo volume costituisce un’ideale preludio) una storia, quella delle Picture Bride, le spose in fotografia, che sembrerebbe non appartenere al nostro tempo, dimenticata per anni nelle pieghe dei drammi delle guerre, nell’oscurita del secolo dell’Odio, una storia di emigrazione, una storia, che non ha protagoniste eroine spavalde ed ammaliatrici, feroci guerriere, ma migliaia e migliaia di donne giapponesi che come tantissime altre, di cento nazionalita, prima e dopo di loro si trovano catapultate in una realta comletamente estranea alla loro, portate dal Giappone negli USA per sposare dei perfetti sconosciuti, di cui non conoscono nè i modi, nè i gusti nè spesso le origini, sulla Nave vi sono persone di ogni luogo e con mille storie, alcune fuggite da situazioni impossibili altre semplicemente vendute per le quali l'”Ammerica” potrebbe essere un luogo in cui ripartire come ripetono coloro che le trasportano. Un luogo dove “Voltare Pagina”

Voltare pagina. Questo è ciò che dicono, ripetono, coloro che le trasportano verso gli Stati Uniti, verso questa nuova vita. Il libro segue la strada di queste spose, la loro vita in questa terra, che per moltissime si è trasformata in luogo di sofferenza e violenza, di lavoro durissismo, accanto ad uomini mai amati, spesso incapaci di amare, figli indifferenti alla cultura di origine, luogo di incertezza ed alla fine di prigionia con l’esplodere della II Guerra Mondiale, una storia che il tempo e la stessa memoria dell’emigrazione nipponica ha cercato di celare a se stessa nelle molte umanissime menzogne che si narrano a se stessi ed ai parenti attraverso l’incerto filo delle lettere che lega alla madrepatria. Una storia corale che l’autrice Julie Otsuka ricostruisce con tocco attento e con una prosa originalissima come è stato sottolineato da molti critici

Venivamo tutte per mare- BookTrailer

Una voce forte, corale e ipnotica racconta dunque la vita straordinaria di queste donne, partite dal Giappone per andare in sposa agli immigrati giapponesi in America, a cominciare da quel primo, arduo viaggio collettivo attraverso l’oceano.

È su quella nave affollata che le giovani, ignare e piene di speranza, si scambiano le fotografie dei mariti sconosciuti, immaginano insieme il futuro incerto in una terra straniera. A quei giorni pieni di trepidazione, seguirà l’arrivo a San Francisco, la prima notte di nozze, il lavoro sfibrante, la lotta per imparare una nuova lingua e capire una nuova cultura, l’esperienza del parto e della maternità, il devastante arrivo della guerra, con l’attacco di Pearl Harbour e la decisione di Franklin D. Roosevelt di considerare i cittadini americani di origine giapponese come potenziali nemici.

Fin dalle prime righe, la voce collettiva inventata dall’autrice attira il lettore dentro un vortice di storie fatte di speranza, rimpianto, nostalgia, paura, dolore, fatica, orrore, incertezza, senza mai dargli tregua. Un altro scrittore avrebbe impiegato centinaia di pagine per raccontare le peripezie di un intero popolo di immigrati, avrebbe sprecato torrenti di parole per dire cos’è il razzismo. Julie Otsuka ci riesce con queste essenziali, preziose pagine.

Il volume è stato finalista al National Book Award 2011.

Titolo
Venivamo Tutte per Mare
Titolo Originale The Buddha in the Attic
Autrice Julie Otsuka
Traduzione di Silvia Pareschi
pp 133 Prezzo 13 Euro

Editore Bollati Boringhieri editore

Fonte Consultata:
Biblioteca Giapponese

From → Letteratura

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